m

Il lavoro recente di Claudia Manenti utilizza una tecnica complessa e raffinata, pari a un mosaico rivisitato in chiave moderna. L’immagine è definita attraverso piccoli frammenti, pazientemente ritagliati da riviste e giornali, che si ricompongono con un esito fortemente pittorico e la composizione appare così attraversata da vibrazioni continue che divengono sottili chiaroscuri e volumi tridimensionali. La carta stampata, che ha già avuto una vita propria, un suo percorso, uno scopo, diventa materiale generativo e fondante di nuove immagini, di nuove figure e dà al colore il ruolo di protagonista assoluto.

Il percorso artistico di Claudia avviene attraverso la sperimentazione di tecniche sempre nuove, di cui si appropria per conoscerne i segreti e tutte le possibilità di utilizzo, superare quelle precedenti, o meglio, integrarle con quelle più recenti. Tecniche insolite che richiedono grande padronanza del mezzo espressivo e un’idea chiara del soggetto da affrontare, del risultato da ottenere. Come la semplice penna a sfera, nera o soprattutto rossa, utilizzata con maestria, un tratto dopo l’alto, un tratto sopra l’altro, per ottenere velature leggerissime che costruiscono la visione d’insieme. Oppure i gusci d’uovo di quaglia, screziati e irregolari, che incollati sulla tela perdono il loro aspetto originario, acquistano omogeneità e costruiscono la figura.

Ma l’attenzione alla tecnica, ai materiali e alla composizione si coniuga con la necessità di indagare alcuni temi cari all’artista, come la condizione femminile e il ruolo contemporaneo della donna all’interno della società e nella famiglia, e forse più di tutto la difficoltà di essere sincera con se stessa; spesso Claudia Manenti pone l’interesse della sua riflessione artistica sul rapporto tra l’intima solitudine personale e la necessaria ricerca degli altri che si rincorrono per tutta l’esistenza, senza tralasciare alcuni aspetti della società odierna, alcune contraddizioni ormai palesi ed esplosive tra il bisogno di onestà e la mistificazione, tra il desiderio di pace e la pratica della guerra, tra la lotta contro i soprusi e la superficialità dilagante.

Silvia Iacobelli